2010 anno della Biodiversita'

Nel dicembre 2006, l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha deciso di proclamare il 2010 Anno internazionale della biodiversita'; in occasione del vertice mondiale dedicato allo sviluppo sostenibile tenutosi nel 2002 a Johannesburg, i Paesi che vi hanno partecipato si sono posti come obiettivo principale il concreto rallentamento della perdita di biodiversita' entro il 2010. Di piu' hanno fatto i Paesi europei che si sono impegnati, invece, a fermare interamente questo processo entro lo scadere del decennio.
Salvaguardare la pluralita' delle specie viventi presenti in un ecosistema e quindi il numero, la varieta' e la variabilita' degli organismi che vivono sulla Terra deve diventare un obiettivo comune, un modo di vivere consapevole.
Sappiamo come la biodiversita' esista in primo luogo a livello dei geni in una determinata specie definendo cosi' la variabilita' genetica, per poi ingrandirsi nella varieta' delle specie indicando principalmente il numero di specie presenti in un dato habitat, e per poi concludersi nella diversita' degli ecosistemi, identificabili come l'insieme di tutti gli organismi viventi che coesistono in un preciso ambiente fisico. La diversita' in una comunita' biologica e' una risorsa quando e' caratterizzata da un adeguato numero di specie, da un'alta capacita' di adattamento al variare dei fattori ambientali e da un legame con le condizioni esterne.
Uno dei grandi obiettivi e' la difesa dei biomi esistenti, gli insiemi di comunita' animali e vegetali, che in una data area geografica, hanno raggiunto una relativa stabilita' mantenuta dalle condizioni ambientali.

A dimostrazione dell'importanza e della necessita' di mantenere stabili le dinamiche ecologiche del pianeta, ci sorprende il risultato di un'interessante ricerca, pubblicata pochi mesi fa sulla rivista Nature, e realizzata da un team di ricercatori dell’Universita' di Washington. Essenziali per il ciclo globale dell’azoto, i microrganismi Archea sopravvivono nelle profondita' oceaniche in condizioni estreme, con quantita' minime di carbonio e privi di luce, sfruttando ridottissime concentrazioni di ammoniaca, unica fonte energetica dell’organismo. E' stato dimostrato nel corso degli anni come questi microrganismi riescano a vivere in condizioni difficili grazie alla loro capacita’ di ossidare ammoniaca; dopo essere stati trovati in molti ambienti marini, si ipotizza oggi siano onnipresenti nelle acque del mare e cio' conferma la loro sopravvivenza nei fondali oceanici. I risultati dell'eccezionale ricerca suggeriscono come piccolissimi esseri viventi contribuiscano in modo necessario alla vita del pianeta.
Proviamo a spostarci sulla terraferma e piu' esattamente nell'area dell'Ozark Plateau, nel cuore degli Stati Uniti; su un'estensione pari a mezza Italia vive una delle miscele piu' ricche di biodiversita' dell’America del Nord. Padroni incontrastabili sono i licheni: chi li studia definisce questo posto come uno dei luoghi piu' promettenti al mondo, sebbene vi siano oggi piccole aree in via di degrado ambientale. Sono state identificate centinaia di specie di licheni e i ricercatori del New York Botanical Garden rivelano che altre trenta sono state recentemente scoperte e sono in attesa di una classificazione ufficiale, mostrando come essi siano realmente numerosi.
I licheni hanno la capacita' di adattarsi a tutti gli ambienti del pianeta, dal piu' caldo al piu' freddo in condizioni pressoche' anguste, per cui, tra le tante proposte in essere, si progetta di utilizzarli come sentinelle ambientali con cui definire il grado di inquinamento degli habitat. Il rischio che anche i licheni possano spopolare queste zone floride e' sempre in agguato; cio' rivelerebbe un vero e proprio stato di emergenza per l'equilibrio ecologico.
S.S
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